Sono fra coloro che soffrono, letteralmente, per quanto sta vivendo l’Ucraina in questi anni e in particolare in questi giorni. Soffro per il popolo, per quanto subisce sul piano materiale e per la libertà faticosamente conquistata di cui la si vorrebbe privare.
Premetto queste parole affinché chi legge non mi giudichi un dissacratore che osa parlare di musica e di teatro con riferimento a quella drammatica situazione. D’altronde il pensiero corre e talora si avverte la necessità di trasferirlo sulla carta.
Riascoltando un brano dell’opera “Attila” di Giuseppe Verdi ho posto particolare attenzione alle parole che il librettista Temistocle Solera fa pronunciare a Ezio, generale romano incaricato di fermare l’avanzata di Attila. Dice (o meglio canta) Ezio rivolto ad Attila:
Tardo per gli anni, e tremulo,
è il regnator d’oriente;
siede un imbelle giovine
sul trono d’occidente
tutto sarà disperso
quand’io mi unisca a te…
Avrai tu l’universo,
resti l’Italia a me.
In definitiva il condottiero romano propone un vile tradimento con cui i due poteri forti, Ezio e Attila, annienterebbero i due poteri deboli cioè gli imperi d’oriente e d’occidente.
Quel patto, che non sarà siglato perché Attila (quantomeno l’Attila verdiano, forse diverso da quello che ci rimandano i libri di storia) lo rifiuta sdegnosamente, dimostrando così una forza morale estranea al suo interlocuore.
Il patto proposto da Ezio appare molto simile a quello di cui tanto si discute in questi giorni, che due poteri forti, USA e Russia, vorrebbero concludere alle spalle e sulla testa di un potere oggi debole come l’Ucraina e in parte dell’Europa nel suo complesso.
Tuttavia con una differenza: l’Ucraina non è governata, come all’epoca l’impero romano d’occidente, da un imbelle giovane, ma da un uomo come Zelensky, giovane sì ma tutt’altro che imbelle, un uomo che in questi anni ha mostrato una tempra da autentico eroe.
Dunque non mi resta che concludere queste riflessioni, forse bizzarre e che nuovamente mi auguro non siano ritenute irriverenti (d’altronde perché lo dovrebbero essere, da momento che il teatro, il cinema e la letteratura sono specchi della vita anche nei suoi aspetti più drammatici) con due aiuspici: il primo: che l’Attila americano, ricordando le sue profonde radici democratiche, trovi l’energia morale per rivedere almeno in parte quella scellerata proposta di accordo che metterebbe in crisi una nazione libera e democratica e, in prospettiva, l’Europa intera; il secondo: che l’Europa, che è effettivamente tarda negli anni, ma proprio per questo culla della democrazia mondiale, cessi di essere tremula, abbandoni le sue divisioni e le sue incertezze e faccia sentire la sua voce nella prospettiva di giungere a una soluzione che preveda qualche sacrificio, ma non l’annientamento dell’aggredito per mano dell’aggressore.







