Il forno a cielo aperto sulla terrazza degli orrori: a Sciacca si è consumato un altro dramma

A Sciacca nove cani sono stati trovati rinchiusi su un terrazzo sotto il sole cocente

Nove vite affidate a un metro quadro di cemento arroventato, sotto una cappa di calore implacabile. A Sciacca, la cronaca recente ha restituito l’immagine di un vero e proprio forno a cielo aperto, una terrazza trasformata in un teatro di sofferenza dove quattro cuccioli hanno perso la vita tra stenti indicibili. Una vicenda rimbalzata rapidamente al centro del dibattito mediatico e sui tavoli delle autorità.

All’arrivo dei Vigili, dell’ASP, dell’Ufficio benessere animali del Comune e dell’associazione BALZOO – che ha già annunciato di volersi costituire parte civile nel procedimento penale contro il proprietario dell’immobile – la situazione è apparsa ancora più grave di quanto visibile nel video che circola ovunque sui canali social, girato dalla cittadina che ha lanciato l’allarme. Quattro cuccioli erano già morti, in preda a dolori devastanti: solo due cuccioli sono stati tratti in salvo e ricoverati in clinica insieme alla madre; anche altri due cani adulti, un Pinscher e un Pastore Belga bianco, sono stati portati via appena in tempo da quella terrazza. Il proprietario dell’immobile è stato identificato dalle autorità e denunciato per maltrattamento e uccisione di animali, e sono scattate le reazioni di tutto il popolo del Web e delle Associazioni a tutela del benessere animale. Anche il noto attivista Enrico Rizzi si è recato sul posto per seguire gli sviluppi. In attesa che il procedimento penale faccia il suo corso e che le responsabilità individuali vengano accertate nelle sedi opportune, restano aperte molteplici zone d’ombra sulla gestione di quegli animali e sulle dinamiche che hanno preceduto l’intervento dei soccorsi.

Quella accaduta non è un’emergenza imprevedibile, non è una tragica fatalità estiva e non è purtroppo neanche un incidente isolato: è una recidiva strutturale. Chi detiene un animale domestico possiede il dovere giuridico e morale di conoscerne i limiti biologici: il colpo di calore non è un imprevisto meteorologico, ma l’esito prevedibile di una custodia inadeguata.Ma ogni estate la cronaca si ripete con una regolarità spaventosa, trattando troppe volte queste morti come “incidenti stagionali”.Quello che è successo a Sciacca tocca un altro nervo scoperto di questa emergenza climatica: il legame drammatico tra le ondate di calore estremo, la gestione del territorio e la vulnerabilità totale degli animali, che si tratti di soggetti domestici lasciati in condizioni impossibili o di randagi senza riparo né acqua.

L’innalzamento delle temperature e l’esposizione al sole diretto di terrazzi e balconi non sono variabili nascoste: chi detiene animali sa perfettamente cosa significhi un’ondata di calore in Sicilia, e lasciare gli animali esposti in quelle condizioni equivale a una condanna a morte programmata.

Questa è l’ennesima dimostrazione che non dobbiamo guardare dall’altra parte del mondo per trovare la barbarie. La crudeltà è purtroppo anche qui, ogni giorno e sotto i nostri occhi, normalizzata forse dall’estate, dal caldo e dall’indifferenza. La facilità con cui l’essere umano contemporaneo riduce gli esseri viventi a oggetti usa-e-getta accomuna tragedie solo apparentemente lontane: che si tratti dei cuccioli lasciati a cuocere su un balcone in Sicilia o della feroce e premeditata tortura subita dalla cagnolina Wang Wang e dai suoi piccoli in Cina (altro fatto di cronaca recente e sconcertante), a colpirci è soprattutto un elemento straziante che lega indissolubilmente questi episodi: l’istinto materno che anche in situazioni impossibili tenta di difendere la propria prole.

Nel video girato a Sciacca, la sofferenza e l’ansimare disperato di quell’animale affacciato al parapetto, mentre è in cerca di un centimetro d’ombra per salvare sé e i suoi piccoli in preda alle convulsioni, diventano lo specchio di un’impotenza totale di fronte alla crudeltà o alla gravissima negligenza umana. Non è la prima volta che assistiamo a questa scena terribile: una cagnolina stremata, costretta a cercare un aiuto che spesso arriva troppo tardi, ad assistere alla fine della propria prole sotto il peso di un’indifferenza disumana.

Come denuncia LNDC Animal Protection, ogni estate si ripropone regolarmente la stessa tragica piaga: i balconi-forno ai cani deceduti per colpi di calore fulminanti in auto o legati al sole senza riparo. Un copione analogo si era già verificato poche settimane fa a Ventimiglia, in provincia di Imperia, dove un giovane Pitbull è morto dopo una lunga agonia, legato a una catena corta sul terrazzo sotto il sole.

Eppure, a Sciacca, secondo le testimonianze raccolte, i guaiti e i lamenti disperati dei cani risuonavano con forza nel vicinato. Rimane dunque da comprendere come sia stato possibile arrivare a un epilogo così drammatico senza che nessuno, o quasi, abbia ritenuto opportuno intervenire tempestivamente. Una sola chiamata di soccorso registrata a fronte di urla ritenute evidenti da più parti ripropone l’interrogativo sul muro di silenzio e sull’indifferenza che spesso circondano le mura domestiche, dove il maltrattamento animale rischia talvolta di consumarsi nel silenzio generale perché nessuno dà voce a chi non ha protezione.

Ecco perché è importante continuare ad agire come ha fatto la cittadina che ha allertato le autorità: infatti, la crudeltà a volte indossa il volto silenzioso e vile della negligenza omicida, consumata sotto il sole di mezzogiorno, nell’indifferenza di un vicinato che vede e sceglie di non denunciare. Mentre le indagini proseguono per delineare contorni giuridici certi e attribuire eventuali responsabilità penali senza sconti né pregiudizi, resta l’amarezza per un’altra estate segnata da tragedie evitabili. Fino a quando simili episodi verranno archiviati come incidenti isolati, la linea di confine tra civiltà e barbarie continuerà a farsi pericolosamente sottile.

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