Il pensiero della settimana: il mare

Oggi intorno a me vedo tanto asfalto, costruzioni moderne, strade sempre più larghe. La tecnologica ha preso il sopravvento oramai su tutto.

Esco in strada e provo a perdermi nella moltitudine di persone che incontro sul mio tragitto, nella luminescenza delle vetrine dei negozi che ti invogliano a comprare, nell’insistente e sfiancante rumore provocato dal clacson delle auto, le parole pronunciate a voce alta da un passante che sta rispondendo a qualche quesito sicuramente poco importante per le sorti del mondo dal suo telefono cellulare, che ha il costo del mio stipendio mensile.
Ecco, io cammino in strada e allo stesso tempo ho come il forte impulso di voler tornare a casa.

Nel preciso momento attuale, viviamo sempre più proiettati verso il futuro. Il ritorno al passato è oramai improbabile e utopistico eppure io ho un solo desiderio: respirare, appena sveglio al mattino, aria di mare, sentire il rumore delle onde sulla battigia ripetersi con moto perpetuo, spuma e risacca.

Con questo desiderio combatto quotidianamente. Accettare di vivere lontano dal mare è complicato, accetti il sacrificio sperando in una svolta futura, spesso non sai neanch’io quale sarà questa svolta o se potrà mai soddisfarti, accetti il compromesso e ti fai duro e irreprensibile.

Al termine di questo combattimento quotidiano, quando la sera poso il capo sul cuscino, l’ultimo pensiero prima di addormentarmi io lo rivolgo al mare e lì realizzo chi è il vincitore di questa lotta.

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