Inchiostro e caffè: “Le Notti Bianche”, la scoperta di una nuova gestualità

Ultimamente, quando non c’eravamo visti per due intere giornate e c’eravamo poi incontrati alla terza, stavamo già per cavarci il cappello, ma per fortuna riuscimmo a trattenerci in tempo, abbassammo la mano e passammo l’uno accanto all’altro mostrando una sorta di reciproca complicità.”

Le notti bianche sono una breve novella del romanziere russo Fëdor Dostevkij. La storia, ambientata a San Pietroburgo, narra le vicende di un giovane sognatore e della sua educazione sentimentale.

Quattro notti bianche. Bianche perché il sole non tramonta prima delle ventidue. Quattro notti è il tempo durante il quale si sviluppa la storia del giovane sognatore, isolato dalla realtà e da qualsiasi rapporto di amicizia, e dell’incontro con la giovane Nasten’ka.

Durante una passeggiata sul lungofiume, l’uomo intravede una giovane donna bruna, che indossa un grazioso cappellino giallo e una civettuola mantella nera e che risveglia in lui il sentimento dell’amore. I due si incontrano per quattro notti e si raccontano le loro vite. Vite di solitudine, vite di sogni, vite di attesa. Il giovane sognatore ha poco da raccontare e, a parte qualche conoscente, è un uomo solitario, spaventato dai rapporti umani. Nasten’ka, invece, vive sotto il controllo della nonna, ormai cieca, che la ha letteralmente legata a sé. La giovane è innamorata e attende quest’uomo da un anno. Alla quarta notte, la donna ritroverà il suo amato, dopo che il giovane sognatore avrà confessato il suo amore per lei.

La prosa sinuosa di Dostevskij, ricca di aggettivi che arricchiscono la narrazione di sentimenti e di emozione, trasforma la solitudine e l’isolamento dei due protagonisti in amore. Un amore immaturo e giovanile, incorniciato nell’educazione sentimentale del giovane sognatore. Il giovane, profondo conoscitore dei sentimenti umani, non riesce a esprimere i suoi e si ritrova, nel momento in cui lo fa, ad affrontare la delusione amorosa.

Un giovane intrappolato nei suoi sogni. Un giovane che non riesce a uscire dalla gabbia che si è autocostruito. Un giovane solo che vive senza avere veri rapporti sociali, eccetto quello che instaura con la bruna Nasten’ka. L’assenza di relazioni sociali del giovane protagonista della novella potrebbe sembrare – a noi animali sociali – atipica o, addirittura, un disturbo della sua psiche. In questo periodo di distanziamento sociale, avrebbe potuto esserci di aiuto essere più solitari, più timidi, più introversi o, semplicemente, potremmo cominciare ad apprezzare e forse dovremmo abituarci ad altri gesti, ugualmente intensi e pieni di sentimento. Uno sguardo. Un cenno del capo. Una complicità a distanza. Un notarsi, senza toccarsi. Un amarsi, senza contatti.

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