La cultura ha bisogno della sua voce libera: un augurio sincero a Vittorio Sgarbi

Un pensiero e un sincero augurio di buona ripresa vanno a Vittorio Sgarbi, figura centrale e instancabile del panorama culturale italiano. 

I suoi modi lo hanno reso un personaggio televisivo travolgente, che in un certo senso lo ha reso celebre, ma dietro lo schermo si è sempre nascosta una grande persona di cuore e di profonda sensibilità, come molte persone che lo hanno conosciuto da vicino possono confermare. Questa sua autenticità si traduce in un’onestà intellettuale assoluta e in un pensiero critico affilato, capace di smontare le ipocrisie del nostro tempo con una lucidità disarmante. In un periodo storico dominato dal politicamente corretto, la sua figura si erge come un vero e proprio inno di libertà. La sua è una visione importante ed essenziale per il dibattito pubblico, una spinta culturale che si manifesta in fatti concreti: non ha mai esitato a investire la stragrande maggioranza dei suoi proventi personali nel collezionismo, nel restauro e nella salvaguardia della bellezza italiana. Manifesto assoluto di questa dedizione totale è la sua casa museo a Ro Ferrarese, un vero e proprio tempio d’arte in cui ogni stanza, dipinto e scultura testimoniano una ricerca instancabile e un amore viscerale per il patrimonio.

Questo specchio dell’anima affonda le radici in una storia straordinaria, quella della sua famiglia di stimati farmacisti nella campagna tra Ferrara e il Po. Il legame viscerale con le proprie origini e con la memoria è emerso con immensa poesia nel film “Lei mi parla ancora” diretto da Pupi Avati. La pellicola è tratta direttamente dall’omonimo libro autobiografico scritto a Ferrara dal padre, Giuseppe “Nino” Sgarbi, che a novant’anni passati si riscoprì grande scrittore per raccontare la sua solitudine e la resistenza del suo amore dopo la morte della moglie Rina. Una narrazione degli affetti domestici che mostra al pubblico il lato più intimo, umano e vulnerabile di Vittorio Sgarbi, cresciuto custode di quel microcosmo di sentimenti e passioni.

Dietro la maschera mediatica si cela dopotutto uno dei massimi esperti viventi di storia dell’arte. Una cultura sterminata, che affonda le radici nella grande scuola di maestri come Roberto Longhi e si esprime in una vasta produzione di libri. Che si tratti di sviscerare la sacralità carnale di Caravaggio, la genialità inquieta di Lorenzo Lotto, la monumentale grandezza di Piero della Francesca o la sublime maestria dei grandi scultori del Rinascimento e del barocco, egli possiede il dono raro di saper tradurre concetti sofisticati e complessi in un linguaggio semplice, immediato e vivo. Attraverso mostre rivoluzionarie e saggi illuminanti, ha riscoperto e restituito al grande pubblico maestri dimenticati e meraviglie del Rinascimento ferrarese ed emiliano, dimostrando come l’arte non sia un reperto da museo, ma una materia calda e pulsante.

Il suo vero miracolo si compie sul palco. Ricordo ancora quando lo vidi in una lectio magistralis su Raffaello al Teatro Argentina: rimasi di stucco. Ha una capacità magnetica di catturare chiunque lo ascolti; quando parla d’arte ipnotizza, lo sentiresti parlare per ore. Riesce a unire una profonda sostanza culturale a una forma accessible a tutti, senza mai il bisogno di nascondersi dietro accademismi freddi. La sua divulgazione è un atto d’amore, che restituisce l’arte alla sua funzione originaria: parlare all’anima delle persone. In questo momento di sosta forzata, l’auspicio più grande è che la luce che ha sempre emanato con la sua cultura e con la diffusione della bellezza possa ora rischiarare la sua strada e mostrargli il cammino per la ripresa.

A testimonianza dell’affetto sincero che lo circonda, basti pensare all’omaggio letterario che la sua grande amica Barbara Alberti gli ha dedicato di recente con il volume “Via con Sgarbi”, un testo che rinasce e trae linfa dalle storiche pagine del suo precedente libro “Il promesso sposo” del 1994, offrendo un ritratto intimo e pervaso di grazia che ne celebra l’umanità poliedrica. Come ulteriore passaggio d’informazione e frammento di questa lunga epopea, vale la pena ricordare anche quando nel 1991 il cantautore Pino D’Angiò gli dedicò il brano ironico “Gli sgarbi si pagano”, e Vittorio Sgarbi rispose con grande autoironia collaborando attivamente con lui nell’album “Poesie d’amore”, prestando la voce alla lettura di testi classici.

Caro Vittorio, il panorama culturale italiano attende il ritorno della tua intelligenza tagliente, dei tuoi libri e delle tue lezioni, ma oggi l’augurio più grande è solo per l’uomo, per Vittorio. Che tu possa ritrovare presto tutta la tua straordinaria energia e quella instancabile passione che da sempre ti muove.

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