Sul candido frontespizio, sotto il titolo aurato, leggiamo “Lettera enciclica sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale”.
È il preambolo della “Magnifica humanitas” di Papa leone XIV edito dalla LEV Libreria Editrice Vaticana.
«Generatrice di grandezza» è l’aggettivo che il Pontefice sceglie di attribuire all’humanitas. Come se volesse rassicurarci già dal titolo che c’è ancora speranza di fare cose grandi per l’uomo nel tempo dell’Intelligenza Artificiale. Ma da questo binomio di umana grandiosità si avverte anche una urgenza che scaturisce dal cuore del Pontefice: recuperare la priorità della natura umana.
La scelta del Santo Padre di pubblicare questa enciclica è debita di una duplice ragione che sottende l’intera organizzazione monografica dell’opera.
La prima è da rintracciare all’anno 1891, quando fu pubblicata l’enciclica Rerum Novarum del suo omonimo predecessore Leone XIII. In quella enciclica erano riposte anzitempo le speranze del fondatore della moderna Dottrina sociale della Chiesa, verso l’avanzare di un nuovo tempo, o forse, di una nuova comunità di popoli non più riuniti sotto un paradigma “temporale”, ma appunto sempre più “sociale”, e che ammetteva nella sua libertà spirituale nuove licenze espressive condizionate dalla macchina industriale del capitale umano. Le “cose nuove” non erano per Leone XIII un avversario anticlericale e anticattolico da contrastare per la salvaguardia dell’unità dottrinale ecumenica. Esse rappresentavano anzi una nuova possibilità per la modalità d’espressione della Fede e per l’evoluzione professionale del lavoro umano inteso come forza interiore dell’individuo per la custodia della libertà. Le res novae erano dunque una sollecitazione cui la Chiesa non doveva opporsi renitente, ma per cui doveva disporsi alla sua guida ermeneutica e teleologica pastorale. Il rischio inteso da Papa Leone XIII era quello di artificializzare la voluntas in voluptas, ovvero la potestà di coscienza in conoscenza della potenza.
Robert Francis Prevost rintraccia nel secolo contemporaneo il limite della secolarizzazione della Chiesa e avverte l’esigenza di rimediare a quella discontinuità tra l’opera del Santo Padre Gioacchino Pecci e la Cristianità dell’era attuale.
Concatenata alla prima si rivela quindi la seconda ragione della genesi dell’opera di Papa Leone XIV. La precarietà dello spazio umano, intesa non solo al confine della sua natura, bensì anche nel termine del suo lavoro, del suo operato reale.
L’assottigliamento graduale della centralità della figura umana che incombe a velocità raddoppiata all’interno del sistema tecno-digitale odierno riduce sempre meno visibili i contorni della persona.
La cautela giuridica dell’esonero disciplinare della materia sull’intelligenza artificiale rispetto alla prassi individuale umana riferisce altrettanti segni di dissociazione tra uomo e algoritmo, confermando l’incapacità pienamente permanente di controllo della tecnica sulla tecnologia.
Se l’uomo accondiscende lentamente alla divaricazione delle sue proprietà intransitive e transitive, cioè tra quelle che lo stesso Kant chiamava “Noumeno” e “Fenomeno”, perde la sua integrità di “essere umano” e cede il suo posto organico nel sistema sociale al Numero, che a sua somiglianza, crea una nuova realtà geminata a quella umana.
Leone XIV nella sua Magnifica humanitas ci mette in guardia dal pericolo di confondere la geminazione artificiale dell’uomo da quella spirituale di Dio che ha creato l’uomo a sua immagine e somiglianza.
Il Numero da un lato creerebbe l’Intelligenza artificiale a somiglianza dell’Uomo, nella stessa proporzione assiomatica con cui Dio ha creato l’Uomo a sua somiglianza. Il pericolo è cadere nel sillogismo comparativo, per il quale l’Intelligenza Artificiale, ossia il “Numero”, possa modificare il paradigma assimilandosi a una nuova entità creatrice da cui spirano nuova fede e religione sociale.
Lo si deve pertanto ribadire, il presente rischio esiste veramente dal momento che la tecnologia prevaricando la tecnica, produce all’individuo una possibile condizione di sopravvivenza attraverso le sue proprietà mimetiche con cui è possibile reperire anche nuovo lavoro.
Tuttavia l’unica convivenza possibile tra umanità e intelligenza artificiale si scoprirebbe meramente rivale e conflittuale se davvero viene ad attuarsi il movimento di prevaricazione sull’intelligenza umana.
È lo specchio del movimento trinitario di Dio nella carne del Figlio, afferma nell’enciclica Leone XIV, che deve continuare ad agitare il fulcro identitario dell’umanità nell’universo, anche davanti all’efficacia tecnologica dell’intelligenza Artificiale.
La destinazione dei beni, quella cui si riferiva già Papa Pio IX, è la causa e l’effetto dell’immagine di Dio trinitario incarnato nell’Uomo attraverso la morte di Cristo. Alla base di questa destinazione c’è il concetto di una giustizia universale che misura come fondamento ontologico la perfettibilità dell’uomo.
Le res novae che ci troviamo a dover gestire oggi, sono parte del mistero dell’Uomo come lo fu la Resurrezione per Cristo, ma riconoscendone l’esito nella funzione di diritto che ci spetta per una giustizia terrena.







