Paolo “Pablito” Rossi, l’eroe del Mondiale ’82

«Cantami, o Diva, del pelide Achille
l’ira funesta che infiniti addusse
lutti agli Achei, molte anzi tempo all’Orco
generose travolse alme d’eroi,
e di cani e d’augelli orrido pasto
lor salme abbandonò (così di Giove
l’alto consiglio s’adempìa), da quando
primamente disgiunse aspra contesa
il re de’ prodi Atride e il divo Achille.»

Ragionandoci sopra, la nostra civiltà non è cambiata poi molto rispetto al periodo in cui l’Iliade è stata scritta; certamente le nostre conoscenze sono aumentate, la scienza ha fatto cose che semplicemente si ritenevano impossibili, e tante altre cose ancora potrei scrivere per differenziare la civiltà moderna da quella greca, ma il bisogno dell’essere umano di trovarsi dei Miti e degli Eroi irraggiungibili non è poi cambiato nonostante i millenni; sono cambiati, tuttavia, gli Eroi che ammiriamo.

Se noi pensiamo ad un cittadino di una delle tante Polis greche, lo potremmo immagina a “tifare” gli Achei sotto le mura di Troia oppure ad incitare l’Eroe Achille che combatte contro Ettore; adesso, a distanza di qualche millennio, il meccanismo non è cambiato, non tifiamo più Achille ma Coppi che vince il Tour de France, non tifiamo più gli Achei ma la Nazionale Azzurra ai Mondiali, magari, per citarne uno impresso nella storia, Spagna 1982.

Alla luce di questa considerazione potrebbe essere lecito in voi pensare che paragonare le vicende dell’Iliade con i Mondiali in Spagna dell’82 sia pretenzioso ed esagerato, tuttavia riflettendoci sopra le dinamiche che scattano nell’individuo che segue la “narrazione” sono identiche.

Nei grandi Poemi Cavallereschi il lettore si appassiona alle vicende dell’Eroe, fa il “tifo” per lui e, sempre con lui, ne condivide il Pathos, si emoziona, soffre, insomma è partecipe alle vicende dell’Eroe stesso, esattamente come un tifoso sportivo davanti al proprio Campione.

Il percorso degli Azzurri nei mondiali dell’82 ha tutte le caratteristiche d’un Poema Epico, un inizio molto faticoso, tre pareggi contro tre squadre tutto sommato anonime (Polonia, Perù e Camerun), passati di turno per il “rotto della cuffia” e poi il primo grande scoglio apparentemente insormontabile, l’Argentina campione del mondo, nessuno ci credeva ma i nostri Eroi si, 2 a 0 per gli Azzurri, escono i primi due grandi Eroi della nostra Iliade, Marco Tardelli e Antonio Cabrini, i veri grandi apripista del mondiale dell’82.

Improvvisamente l’Italia sembrava rinascere, tutti coloro che non ci credevano rimisero il tricolore ai balconi, avevamo “solamente” battuto l’Argentina e, in pieno spirito italiano, già ci sentivamo campioni del mondo.

I festeggiamenti durano poco, arriva lo scoglio del Brasile, forse l’avversario all’apparenza più temibile di quei mondiali, gli Azzurri contro la nazionale favorita per la vittoria.

Anche questa volta nessuno credeva realmente alla vittoria azzurra finché non è entrato in gioco il vero grande eroe di questi mondiali, Paolo Rossi, il nostro Pablito.

Paolo Rossi veniva da un brutto infortunio al ginocchio e da una squalifica di due anni dovuta al calcio-scommesse fino al 29 Aprile del 1982 in tempo per essere convocato da Bearzot (uno dei pochi che aveva sempre sostenuto la sua innocenza) per diventare l’ero del nostro mondiale.

Tre goal contro il Brasile, ritenuto imbattibile, consacrarono Pablito come uno dei più grandi giocatori che il calcio italiano ricordi aprendogli le porte come capocannoniere del mondiale e del Pallone d’Oro vinto di li a poco.

A distanza di un giorno dalla scomparsa di Paolo Rossi questo articolo non vuole essere commemorativo di quello che Pablito ha fatto nella sua carriera calcistica, ma di quello che Pablito è stato per noi.

Paolo Rossi ha involontariamente aperto le porte alla nascita dell’Eroe del calcio, da Pablito in poi ognuno di noi, di qualunque generazione sia, ha identificato in un grande calciatore la figura d’un Eroe; Paolo Rossi ci ha ricordato che i grandi campioni del calcio, quelli stimati ammirati e rispettati nel mondo, possono anche essere italiani; insieme a  quella Nazionale leggendaria ha regalato a molti di noi la consapevolezza dei grandi Eroi Italiani nel Calcio, e per questo dobbiamo ricordarlo ed essergli grati.

In conclusione all’articolo, oltre ad unirci come redazione alle condoglianze nei riguardi della sua famiglia, vorrei lasciarvi con il mio personale pensiero su Paolo Rossi.

Se Omero fosse  vivo come descriverebbe Pablito nella sua Iliade? Spero che il grande Cantore greco possa perdonarmi…

“Cantami, o Diva, del superbo Pablito
la classe superba che infinite addusse
reti ai Carioca.”

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