Accade che una grande manifestazione internazionale arrivi qui, in Italia, e non si limiti a portare atleti e competizioni. In tutto il nostro Paese è arrivata una vibrazione collettiva, un messaggio sulla capacità di un Paese di organizzare, attrarre e mostrare territori e comunità al mondo. Le Olimpiadi diffuse (distribuite tra Milano, Cortina, e tanti altri centri d’Italia) incarnano proprio questa ambizione: sfidare la logistica e trasformare un evento sportivo in un’esperienza territoriale diffusa. È un esercizio complicato, costoso e rischioso, ma i benefici che ne derivano possono superare i prevedibili ostacoli se si gestiscono bene tempi, spazi, flussi e opportunità.
In questi giorni abbiamo visto proprio questo: un Paese che si mette in gioco e, in certi momenti, molto spesso, brilla. Federica Brignone ha vinto due medaglie d’oro in appena 72 ore, imponendosi prima in super-G e poi nel gigante femminile, imprese che risuonano lontano dalle piste come simbolo di forza e maturità agonistica. È riuscita nella consacrazione di discipline che più di altre definiscono il prestigio dello sci alpino. E poi c’è Arianna Fontana, entrata definitivamente nella storia olimpica italiana, capace di allungare una carriera già straordinaria fino a trasformarla in record. E con loro tante altre atlete e atleti, che stanno facendo splendere il tricolore.
Ma accanto alle emozioni ci sono i numeri, che spiegano perché eventi di questa portata non siano solo una festa. Le stime sull’impatto economico complessivo dei Giochi convergono su una cifra compresa tra i 5,3 e oltre 6 miliardi di euro, considerando la spesa dei visitatori, l’indotto turistico e il valore generato dalle infrastrutture realizzate o riqualificate. La sola componente turistica vale circa 2,3 miliardi, distribuiti tra trasporti, ospitalità, ristorazione e servizi. L’anno olimpico potrebbe registrare decine di milioni di arrivi internazionali, con una crescita superiore al 9 per cento rispetto all’anno precedente. Nelle sole aree alpine coinvolte si stimano oltre 500 mila arrivi e quasi 1,8 milioni di presenze, per una spesa diretta che supera i 280 milioni di euro. Investimenti che si radicano nei territori.
Certo, le difficoltà logistiche non sono mancate, perché nessuna manifestazione di questa portata può evitarle, ma la sfida non è aggirarle, bensì farle diventare parte del progetto, utilizzarle per rafforzare capacità organizzative locali, creare competenze e infrastrutture durature. È qui che si misura il vero valore di grandi eventi: non nella festa di un giorno, ma nell’eredità che resta a territori e comunità una volta che le luci dei riflettori si spengono.
Le vittorie, le infrastrutture, le realizzazioni in direzione contraria alle critiche e alle aspettative di alcuni sono la parte visibile di un meccanismo più ampio che, se governato con visione, produce attrattività e fiducia. Le Olimpiadi diffuse rappresentano una sfida nuova nella storia dei Giochi, ma proprio per questo possono diventare un modello. Se funzionano, non vincono solo gli atleti. Vince un Paese intero.
Fonti: Rapporto Banca IFIS – analisi Euronews – previsioni Oxford Economics – stime Isnart e Unioncamere








E’ certamente così, ma c’è (o c’è stato qualcuno) che ha abbracciato la logica esattamente contraria. Ricordi quando Virginia Raggi, allora sindaca di Roma, si oppose alla candidatura olimpica della città privandola così di una grande occasione di visibilità e di crescita?