Donnie Brasco: un poliziesco fuori dagli schemi

Donnie Brasco è un film complesso che nel suo racconto equilibrato ed asciutto racconta una verità profonda in grado ancora oggi di scuotere

Dal 14 febbraio Donnie Brasco è entrato ufficialmente a far parte del catalogo di Amazon Prime Video. Donnie Brasco è un thriller poliziesco diretto da Mike Newell con la sceneggiatura di Paul Attanasio. Attanasio rielabora in un film la lunga copertura dell’agente Joe Pistone nei ranghi della famiglia Bonanno, svoltasi alla fine degli anni ‘70.

Già dai titolo di testa Newell mette in atto una regia esplicativa, simbolica e violenta. Donnie Brasco è un film che parla di gangster, poliziotti, tradimenti, ma che soprattutto, nei sottotesti di queste colte inquadrature fatte di sguardi e dettagli rivelatori, ci parla di unatavica rabbia che attanaglia luomo contemporaneo.

É la rabbia che Newell cerca ed esprime fin da queste sequenze iniziali, mostrando dei primissimi piani di sguardi furenti che fremono nella stretta cornice dell’inquadratura. Seguono poi delle foto montate attraverso delle rapide dissolvenze incrociate che, a rilento, danno un senso di movimento precario, forzato. Una metafora, forse, dell’intero sistema legale e dei suoi tempi estremamente lunghi e spesso stagnanti.

La scelta del materiale di repertorio è strutturalmente connessa al film, ma questa scelta di montaggio ci consente di indagare il tutto da una prospettiva più simbolica, più ricca, che mostra un piano di lettura in cui dal rimando tematicosi passa ad un piano strettamente critico di un sistema. Newell innesta questa critica fin dalle prime sequenze, protraendola fin dentro una macchina drammaturgica che procede per simmetrie.

Queste simmetrie sono complementari ai primissimi piani pregni d’odio che aprono il film, e grazie a queste si completa la ricerca del senso della rabbia soprammenzionata.

I due schieramenti che il film mostra, e che prendono vita attraverso i dialoghi e le azioni scritte da Attanasio non sono qui per favorire schieramenti manichei. Il bene e male, che pur ci sono, passano in secondo piano in virtù di una lettura che inserisce l’intera opera in una grande zona grigia. LFBI e la famiglia Bonanno sono due ecosistemi che puntano esclusivamente alla salvaguardia delle loro gerarchie interne, in cui tutti sono sacrificabili, e in cui tutti, una volta compiuto il loro dovere per dimostrare la loro lealtà al loro ordine di appartenenza, si chiedono quale sia il senso di essere niente di più che un ingranaggio in un freddo ed eterno marchingegno.

E questo quesito li lascia solo con rabbia, per lappunto, ed una forte e molesta percezione dinsensatezza.

Ma veniamo ora alla seconda direttrice critica riferita alla macchina giudiziaria tout court. Le dissolvenze incrociate che danno corpo al lento incedere dei corpi impressi sulla celluloide sono solo una parte di un dittico sagace che Newell mette in atto per riflettere sul sistema giudiziario che rappresenta.

C’è una sequenza in cui Donnie Brasco, questo l’alias da infiltrato di Joe Pistoni, e Lefty, un gangster dei Bonanno, stanno guidando portandosi dietro una Porsche rubata. Allo spettatore il compito di approfondire i perché ed i percome del tutto.

Ciò che dal punto di vista critico va messo in risalto e la sottile scelta di regia: una panoramica che, prima di intercettare i due protagonisti, insiste per un tempo insolitamente lungo sui sedili vuoti della Porsche a rimorchio. Dando quasi lillusione che la macchina si guidi da sola.

Tanto basta a Newell per riflettere su l’aura di intoccabilità che permea lecosistema criminale newyorkese: due persone vive e vegete che però, in quanto bravi ragazzi, come dice lo stesso Lefty, vengono trattati come fossero invisibili e quindi liberi di agire indisturbati.

In questo quadro esistenzialista e sociale fortemente problematico, spiccano le interpretazioni di un cast di punta. In particolare, vanno menzionati Johnny Depp ed Al Pacino, le colonne portanti dell’impianto tematico del film, due individui appartenenti a schieramenti diversi che però sono preda degli stessi fantasmi, degli stessi irraggiungibili desideri e che specularmente compongono lo stesso archetipo delluomo solo abbandonato dalla sua istituzione.

Entrambi sono personaggi vittime dei loro stessi autoinganni, rifuggono una realtà per loro scomoda e inseguono un’illusoria grandezza. La struttura del plot non può e non deve, in questo caso riflettere sul cambiamento, ma piuttosto sull’assenza di quest’ultimo. Il midpoint prepara una rottura di equilibri strategici e personali, ma non può rompere questi due personaggi fin troppo prigionieri delle loro illusioni. Per dirla in termini Vogleriani, entrambi questi personaggi sono ben lontani dalla caverna più profonda in cui dovrebbero addentrarsi. Ma entrambi squisitamente funzionano in questa loro immobilità innescando, nella costruzione del loro rapporto, un meccanismo di proiezione reciproca diegetica e psicologica.

Donnie Brasco è un film decisamente atipico, sia per l’ibridazione fra i due generi puri del poliziesco e del gangster movie, sia per le peculiari scelte narrative funzionali allo sviluppo della tesi proposta dell’opera. Tuttavia, nonostante gli scarti rispetto alla tradizione, il film di Mike Newell guadagna senz’altro un posto fra i cult del cinema per il proprio coraggio e la profondità della sua analisi.

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