Torino, Salone del Libro, Luc Dardenne presenta “Addosso alle immagini”

In una Sala Bianca affollata, Luc Dardenne presenta “Addosso alle immagini”, opera che, come già accaduto in passato con “Dietro i nostri occhi”, firma in solitario senza il fratello Jean Pierre con il quale sin dagli esordi forma una sola mente, una sola sensibilità.

Il volume che ci accompagna nel laboratorio, nella visione del cinema dei registi belgi, si presente come una serie di appunti datati e in ordine cronologico (dal 91 al 2014), note di una filosofia del cinema che, tra pulsioni di vita e di morte, è una filosofia della ferita e dell’incontro. Ogni loro film è un cuore che pulsa, un cuore ossessionato dove la macchina da presa segue i personaggi nella sua completezza, spesso di spalle, spesso tremando (in ripresa a mano non stabilizzate) e spesso così vicina da farci sentire il loro respiro.  Uno stile che non è estetica ma una vera necessità politica, uno stile fatto di primi piani indimenticabili e campi ravvicinati che raccontano la mortalità dell’essere umano e la lotta di chi, spinto ai margini (sociali), vuole disperatamente appartenere a qualcosa di reale. Come Rosetta, protagonista dell’omonimo capolavoro, giovane in rivolta contro una società predatrice che la tiene lontana dal mondo del lavoro proprio perché giovane e proprio perché donna.

“Addosso alle immagini” è edito Il Saggiatore ed è stato curato da Stefania Ricciardi che ha anche intervistato il regista, catturando riflessioni preziose sula cinema contemporaneo e informazioni inedite sulla formazione cinefila degli autori. Infatti, Luc Dardenne racconta il feticismo per il cinema italiano, soprattutto per Rossellini e Fellini, e la missione che ha il cineasta di filmare la vita dei corpi e le loro vibrazioni. Il cinema è un’illusione, ma nella sala cinematografica si va a vedere la vita come non si era mai vista prima È questo il momento che cercano i Dardenne.

Analizzando in conclusione la contemporaneità ipertrofica in cui abita lo sguardo di tutti noi, una delle missioni che ha il Cinema è provocare una rottura del flusso delle immagini. Rottura che per l’autore è impossibile al di fuori della sala cinematografica. Per tanto Il cinema è ancora grande nel silenzio perché è qui che esso vive con l’immagine stessa, è nel silenzio che Il cinema è in relazione autentica con la vita. 

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