Verba manent: perdere la Luce

La cronaca degli ultimi giorni si è spostata sull’automobile (strano: dov’erano passionevoli appassionati quando l’UE imponeva norme devastanti per l’industria italiana?) e in particolare su Ferrari. L’elettrica di casa Maranello è stata percepita come un’onta nazionale. Ombra, più che “luce”. 

Attenzione a credere che il dibattito sia da marginalizzare alla chiacchiera da bar o alle discussioni di settore. Il tema è molto più ampio di quanto si pensi. Si parte dal giudizio estetico, che è ontologicamente soggettivo. Piace o non piace. Invero, sembra che la nuova vettura collezioni più non mi piace, che altro. Pur tuttavia, il lato estetico è solo la parte più bassa della piramide di riflessione che possiamo definire. 

Salendo coi gradini, potremmo pensare al fatto che sì, Ferrari avrebbe dovuto elettrificarsi, perché al netto dei motoristi da paraocchi l’emblema dell’Italia nel mondo deve essere ispirazione al passo coi tempi, senza barricarsi dietro memorie del passato glorioso. Ma avrebbe potuto farlo ben diversamente. Da fuori a dentro, è mai possibile affidare il design della rivoluzione targata Italia a un professionista che non conosce l’automotive e che non è italiano? 

Non siamo i soliti nazionalisti da rotocalco: qui si tratta di guidare un settore, come Ferrari ha sempre fatto, da Enzo a Pininfarina. 

Verso la punta della piramide c’è l’economia. Tonfo in borsa per Ferrari significa tanti segni meno sull’economia italiana e potenzialmente sull’export del brand più riconosciuto al mondo. A chi parla di mossa di marketing, rispondiamo che il marketing è un viatico che non fa centro in questo caso, poiché il lancio di un prodotto rivoluzionario deve essere sì atipico, ma non nel prodotto in sé, semmai nel modo di proporlo. 

Qualcuno spenderebbe 500.000 euro per guidare un iPhone di vecchia generazione con mille cavalli?

Dunque il punto è capire se l’Italia voglia ancora essere laboratorio di visione o semplice filiale del gusto globale. Ferrari non è mai stata soltanto un’auto: era metodo e identità. Quando simbolo massimo del Made in Italy smette di dettare la strada e inizia a inseguirla, il rischio non è perdere una gara: è perdere la luce.

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