Beirut: sette mesi dopo la tragedia il piano dell’Europa “3RF” per soccorrere il Libano

Sono passati 7 mesi da quella sera del 4 agosto 2020 quando Beirut, la capitale del Libano, è stata colpita da una violenta esplosione innescata nell’area portuale della città, investendo anche le zone interne del centro urbano, causando ingenti danni alle infrastrutture e a molti dei suoi cittadini. Stretta già dalla morsa della crisi sanitaria scatenata dalla pandemia, l’evento ha aggravato ancor di più i già delicati equilibri politici, economici e sociali del paese.

Oltre 137 vittime e 5000 feriti: questi sono i dati – riportati dal sole24ore – provocati dal disastro di quest’estate, ripreso nei giorni successivi dalla quasi totalità dei media occidentali. Indelebili le immagini delle quasi 300mila persone sfollate, rimaste senza un’abitazione perché distrutta o seriamente danneggiata dall’esplosione.

Una tragedia che mobilitò subito la preoccupazione e la solidarietà dell’Europa, destinata però a sparire ben presto dai radar dell’agenda politica estera di Bruxelles. Una finestra, quella su Libano e di conseguenza sul Medio Oriente, che l’Ue non può permettersi di chiudere.

Significativo, a tal proposito, il programma varato e pubblicato dall’Eeas – Servizio europeo per l’azione esterna – nel mese di dicembre, chiamato “3RF”. Il piano di azione, pensato per riformare, ricostruire e soccorrere il Libano e la sua capitale, è stato ideato come «un quadro di ripresa incentrato sulle persone – concentrato su un periodo di 18 mesi – che colmerà la risposta umanitaria immediata e gli sforzi di ripresa e ricostruzione a medio termine per allineare il Libano sulla via dello sviluppo sostenibile». Nel progetto, presente anche una strategia di finanziamento in due fasi per il recupero e la ricostruzione del tessuto socio-politico ed economico del paese, sulla base dell’assistenza umanitaria in corso e del sostegno in natura al popolo libanese.

La situazione del paese negli ultimi mesi ha proseguito lungo una direzione tutt’altro che rassicurante: il mancato accordo sui negoziati tra il presidente della Repubblica Michel Aoun e il premier incaricato Saad Hariri nella giornata di lunedì 22 marzo rappresentano solo una parte della grande crisi politica ed economica che attraversa il Libano in questi giorni. Un paese che – secondo Vatican News – è sempre più dilaniato da un altissimo tasso di povertà, che ha raggiunto circa il 60% della popolazione, e dove il cibo non basta per sfamare tutte le bocche dei suoi cittadini.

Una realtà su cui l’Europa e i principali media occidentali sembrano non indirizzare una sufficiente attenzione, come sottolineato da Gianfranco Marcelli in un suo articolo per l’Avvenire, dichiarando che «se l’Europa vuole davvero giocare un ruolo da protagonista nella regione mediorientale, questo grado di disattenzione è incomprensibile e autolesionista».

La sfida dell’Unione sul tavolo del Medioriente rimane ancora aperta: l’obiettivo è quello non solo di programmare, ma anche di attuare realmente un’azione coordinata e sistemica da parte dell’Europa per sostenere e riformare il Libano.

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