Il clima elettorale a Colleferro entra nella fase decisiva in vista delle elezioni amministrative del 24 maggio. Se il centrosinistra punta sulla continuità con la candidatura di Giulio Calamita, il centrodestra si presenta invece frammentato in più anime. Tra queste, si inserisce la proposta civica di Stefano Arcari, sostenuta anche da Fratelli d’Italia, che punta a intercettare una domanda di cambiamento politico e generazionale.
Lo abbiamo intervistato per approfondire le ragioni della sua candidatura, le priorità per la città e la sua visione amministrativa.
Lei arriva da un percorso civico ma ha deciso di scendere direttamente in campo per la guida della città. Qual è stato il momento o la motivazione decisiva che l’ha convinta a candidarsi a sindaco?
Non c’è stato un singolo momento, ma una somma di consapevolezze. Colleferro ha costruito razzi destinati allo spazio, ha contribuito alla sicurezza nazionale, ha una vocazione industriale straordinaria, eppure guarda il suo futuro con una certa rassegnazione. A un certo punto ho smesso di chiedermi chi avrebbe dovuto fare qualcosa e ho iniziato a chiedermi perché non io. Il percorso civico mi ha insegnato che la politica vera si fa con i piedi per terra, non con le ideologie in testa. Quando ho visto che esistevano risorse concrete, fondi europei
identificabili, sinergie istituzionali reali, e che nessuno le stava davvero intercettando, ho capito che presentarsi era un dovere, non un’ambizione. Una città così merita un’amministrazione all’altezza di quella storia. Tale consapevolezza è stata più forte di qualsiasi altra considerazione.
Quali sono, secondo lei, le tre emergenze più urgenti che Colleferro deve affrontare oggi e in che modo la sua amministrazione intende intervenire concretamente?
Preferisco parlare di priorità, perché ’emergenza’ rischia di raccontare una città in crisi, mentre io vedo una città in attesa. La prima è il lavoro: Colleferro ha un polo industriale strategico che può crescere, ma solo se l’amministrazione diventa un facilitatore attivo. La seconda è la qualità dello spazio urbano: strade, marciapiedi, sicurezza, decoro, sono la prima opera pubblica di qualsiasi amministrazione credibile.
La terza è l’inclusione, in senso largo: dai giovani che non trovano prospettive qui, agli anziani lasciati soli, alle persone con disabilità che meritano una città progettata per loro. Su ognuno di questi fronti abbiamo misure precise, non enunciazioni.
Se dovesse essere eletto, quali sarebbero i primi provvedimenti che adotterebbe nei primi 100 giorni di mandato per dare un segnale immediato ai cittadini?
I primi cento giorni devono dire ai cittadini chi sei, non cosa prometti. La prima cosa che farei è aprire il dialogo: insediare subito il Tavolo Permanente per lo Sviluppo con imprenditori, sindacati e categorie produttive. Un’amministrazione che ascolta è un’amministrazione che decide meglio. La seconda è intervenire subito sulle fragilità più silenziose: attivare gli strumenti di protezione per gli anziani più esposti alle truffe, misure semplici, a basso costo, ad alto impatto umano. La terza è dare un segnale chiaro a chi vuole investire o avviare un’impresa: sapranno entro quando ricevono una risposta e quella risposta arriverà davvero. La burocrazia non può essere un muro, deve diventare un ponte.
Il centrosinistra rivendica la continuità del lavoro svolto negli ultimi anni. Dove ritiene che l’amministrazione guidata da Pierluigi Sanna sia stata carente o abbia perso delle opportunità?
Rispondo con rispetto, perché amministrare una città è sempre un compito difficile e chi lo fa merita considerazione. Detto questo, credo che la continuità sia un valore solo quando quello che si continua funziona davvero. Colleferro in questi anni ha vissuto trasformazioni enormi nel contesto europeo: nuovi fondi, nuove priorità industriali, una stagione straordinaria per il settore della difesa e dell’aerospazio. Opportunità oggettive, non opinioni. La domanda che mi pongo, e che fanno in tanti, è: quanto di tutto questo si è tradotto in crescita concreta per i colleferrini? Io non sono qui per giudicare il passato. Sono qui per proporre un futuro che quella stagione di opportunità la colga davvero. Colleferro ha tutto quello che serve per crescere: posizione strategica, infrastrutture ferroviarie, un polo industriale con eccellenze riconosciute a livello nazionale ed europeo, un patrimonio architettonico e storico ancora in larga parte da valorizzare. Quello che voglio portare è una visione capace di mettere insieme questi elementi in modo organico, e la capacità di trasformare quella visione in atti concreti. Voglio un’amministrazione che abbia il coraggio di pensare in grande e i piedi ben piantati per terra. Non un’amministrazione che gestisce l’esistente, ma una che costruisce il futuro.
Oggi il centrodestra a Colleferro si presenta frammentato in più candidature. Come giudica questa divisione e perché non si è riusciti a trovare una sintesi?
Le competizioni elettorali portano sempre in superficie energie diverse, e questo è il segno di una comunità politica viva. Non mi sento nella posizione di giudicare le scelte altrui, e non è nello spirito con cui ho deciso di scendere in campo. Quello che posso dire è che io ho scelto di costruire qualcosa, non di aspettare che tutto si componesse intorno a me: sono in campo con un programma serio, dettagliato, verificabile, perché i colleferrini meritano di scegliere con piena consapevolezza. La mia sfida è con il futuro di questa città, non con gli altri candidati. E sono convinto che quando i cittadini scelgono sulla base dei contenuti, alla fine è sempre Colleferro a vincere.



