“Le Delizie infrante” e Roberto Ferri in mostra a Bologna fino al 12 marzo

Dal 20 ottobre 2022 al 12 marzo 2023 le opere di Roberto Ferri, pittore pugliese nato nel 1978, saranno in mostra a Palazzo Pallavicini a Bologna.

Tra le opere più importanti del pittore tarantino spicca senza dubbio Le delizie infrante, una tela immersiva, allegorica e simbolica, dipinta su più livelli di interpretazione.

In questo capolavoro artistico lo spettatore viene avvolto e catturato, diventando esso stesso parte dell’opera mediante la sua personale lettura del quadro; riuscendo così a partecipare alla missione di arricchimento continuo della tela stessa, scovando significati diversi e accezioni sempre nuove secondo la personale sensibilità di ciascuno, perché, come direbbe Friedrich NietzscheLe cose grandi ai grandi, gli abissi ai profondi, le finezze ai sottili, le rarità ai rari”.

Roberto Ferri dipinge un sogno su tela, un quadro in cui è racchiusa l’umanità tutta e la sua storia.

La nostra mente può cimentarsi nell’individuare i più svariati omaggi all’esoterismo, edonismo e alla mitologia greca: ecco dunque i centauri, i serpenti che escono da una cornice (sembra quasi che il Tondo Doni michelangiolesco sia lì dentro e abbia preso vita) e poi una sensualità degna dell’orgia dionisiaca raccontata dal drammaturgo greco Euripide ne “Le bacccanti”.

C’è del metafisico, molto di inconscio, molto di Dalì: tutti i corpi stanno magicamente in bilico su una bilancia fluttuante, e alla mente sovviene spontaneo fare un collegamento con “Il Sogno” di Dalì, ove una donna fluttua nell’aria e un elefante si regge su delle esili gambe da giraffa (ma nell’arte tutto è possibile).

È barocco, animato, mobile, convulso, contorto e al tempo stesso così squisitamente moderno: perché, come diceva FoscoloL’arte non consiste nel rappresentare cose nuove, bensì nel rappresentare con novità“.

Lo sfondo poco importa, come in Caravaggio: l’occhio dello spettatore deve concentrarsi solo sulla scena principale.

C’è un eterno omaggio al nudo come la forma d’arte più alta, perché non c’è nulla di più straordinario che contemplare dei corpi dipinti, delle carnagioni eburnee, delle curve, dei chiaroscuri, delle movenze, delle tensioni, delle torsioni, delle trazioni dei muscoli.

Si individua una struttura piramidale squisitamente alla Théodore Géricault con la sua “Zattera della Medusa”, o alla Eugène Delacroix con “La Libertà che guida il popolo”, e questo insieme trasporta, cattura, rapisce l’occhio di chi guarda.

Si distinguono un paio d’ali, e la mente viaggia subito verso l’Annunciazione di Andrea del Verrocchio e Leonardo da Vinci.

C’è poi un uomo di schiena con un turbante che pare il Marat di Jacques-Louis David.

Anche il dettaglio della bilancia non è lasciato al caso, può essere un rimando al rito della “psicostasia”, cerimonia tipica dell’antico Egitto, durante la quale, secondo la tradizione tramandata dal Libro dei morti, veniva pesato il cuore della persona defunta prima di accedere all’aldilà. È curioso però come al posto di un cuore, Roberto Ferri abbia deciso di mettere sul piatto della bilancia un pollo.

C’è vita e morte, giovinezza e vecchiaia. Ed infine, posto sul fondo del quadro, c’è un fanciullo che funge da fondamenta per l’intera composizione: sul cranio di esso si regge infatti tutta la struttura sovrastante. Forse un riferimento ante litteram al misterioso e profetico “puer” che troviamo nella quarta ecloga delle Bucoliche di Virgilio? Quel pargolo (c’è chi dice fosse Gesù Cristo) precursore dell’età dell’oro o, volendo, di quel “Secol che si rinnova” (evocando il Canto XXII dantesco del Purgatorio), che porterà un periodo di pace e benessere.

Un messaggio dunque di speranza, tranquillità e prosperità alle nuove generazioni è in fin dei conti celato tra le pennellate di questo dipinto? Come direbbe Manzoni… “ai posteri l’ardua sentenza”.

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