Quando Ariosto parla ancora di noi: a Urbino il “Furioso” incontra Nolan e il nostro tempo

C’è un modo di leggere i classici che li trasforma in reperti. Poi ce n’è un altro che li restituisce alla vita, persino all’inquietudine contemporanea. È da questa seconda prospettiva che nasce l’incontro in programma il prossimo 28 maggio alle ore 17 nella Sala del Giardino d’Inverno del Palazzo Ducale di Urbino, dedicato all’ultimo lavoro del critico e storico dell’arte Mauro Di Ruvo: Orlando Furioso. Una perenne fuga della Follia nell’Armonia.

Il volume, pubblicato da Helicon Edizioni, parte da una domanda che attraversa cinque secoli di storia letteraria ma che sembra parlare direttamente al presente: può la follia diventare una forma di lucidità? E soprattutto: cosa resta oggi dell’“Orlando Furioso” oltre il ricordo scolastico del cavaliere impazzito per Angelica?

La risposta di Di Ruvo rompe il recinto della critica tradizionale e costruisce un percorso che collega Ludovico Ariosto alla cultura visiva contemporanea, fino al cinema di Christopher Nolan e alla figura del Cavaliere Oscuro. Non come provocazione estetica, ma come tentativo di rintracciare nella modernità la stessa tensione che attraversava il poema ariostesco: il caos del mondo, la crisi dell’umano e il bisogno di un simbolo. 

Nel libro Orlando non è soltanto l’eroe travolto dalla passione, bensì il personaggio che si misura con il collasso dell’ordine, con una realtà che perde equilibrio e che proprio nella “follia” trova un diverso grado di comprensione del reale. Una lettura che si allontana tanto dalla semplice filologia quanto dalla divulgazione accademica autoreferenziale, per riportare il poema dentro il dibattito culturale contemporaneo.

Non a caso il confronto previsto a Urbino metterà insieme filosofia, estetica e letteratura. Accanto a Di Ruvo interverranno Venanzio Raspa, Alessandra Campo e l’artista Chigusa Kuraishi, autrice della copertina del volume.

L’evento, patrocinato dal Comune di Urbino, dall’Università degli Studi di Urbino Carlo Bo e da diverse realtà culturali del territorio, prova così a riaprire una questione spesso rimossa: i classici non sopravvivono perché appartengono al passato, ma perché continuano a interpretare il presente.

E forse è proprio questo il punto più interessante del lavoro di Di Ruvo: l’idea che la follia non coincida necessariamente con la perdita del senso, ma possa diventare una forma estrema di consapevolezza. Una tensione che Ariosto raccontava nel pieno delle guerre italiane del Cinquecento e che oggi riemerge dentro le fratture politiche, culturali e morali della contemporaneità.

Non è un caso allora che il “furioso” evocato nel libro finisca per assomigliare, almeno simbolicamente, anche all’eroe oscuro di Nolan: figure diverse, epoche lontane, ma accomunate dalla necessità di attraversare il disordine per tentare di salvare qualcosa dell’umano.

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