La prima giornata di Liberi sulla Carta si apre con la presentazione di Un martirio, romanzo dell’Ottocento scritto da Regina di Luanto e riportato alla luce da Controversi Edizioni. Il libro è stato presentato nella serata di venerdì 11 settembre dalla scrittrice Beatrice Sciarrillo e Ilaria Gaspari, autrice e filosofa, che ne ha curato la prefazione.
Regina di Luanto è lo pseudonimo di Anna Guendalina Lipparini e anagramma di Guendalina Roti, nome che assume da sposata. Nasce nel 1862 e muore poco prima della Prima guerra mondiale, frequenta la società brillante, inizia a scrivere racconti ma rimane anonima, riscuotendo un discreto successo: per queste sue caratteristiche Gaspari la definisce una sorta di Elena Ferrante dell’Ottocento. È un periodo in cui si sta risvegliando l’interesse per la letteratura femminile, ma la maggior parte dei romanzi che si sono conservati sono stati scritti da uomini: nello stesso anno, il 1894, escono Pel di carota e Effi Briest, un’opera quest’ultima che racconta la condizione femminile ma filtrata dallo sguardo maschile.
Il primo romanzo di Regina di Luanto, intitolato Salamandra, è una metafora della frigidità femminile, tema che ricorre anche in Un martirio. Il libro anticipa di qualche anno il saggio di Virginia Woolf Una stanza tutta per sé: il diario è uno spazio per confidarsi, per autodeterminarsi. “Regina di Luanto è formidabile come artista” afferma Ilaria Gaspari: “È agile nel restituire l’essere umano maschile che si crede un superuomo. Sotto una lingua italiana di un altro tempo, la scrittura di Regina di Luanto dialoga direttamente con la nostra epoca”.
Il martirio è quello che Lauretta, protagonista della storia, attraversa con la sua intelligenza e la sua sensibilità che traspare dal modo in cui viene raccontata la relazione di questa giovane donna con la natura. Una donna che soffre il rituale sociale coercitivo riservato alle donne nella sua condizione, giovane e subalterna, ma avverte un legame profondo con la natura, specialmente con il fiume Arno. Le sue riflessioni sono un tentativo di migliorarsi entrando in contatto con qualcosa al di fuori di sé.
Sul rapporto di Lauretta con la scrittura, Gaspari ha osservato un “uso intimistico, privato, quasi terapeutico della scrittura, ben diverso da quello che ne fa la sua autrice. Sembra un personaggio meno emancipato della Regina di Luanto” E ha aggiunto: “È interessante la parabola di Laura, che non sarebbe stata così sfortunata se non fosse così povera e priva di mezzi. Ritorna qui Virginia Woolf: una donna per poter scrivere deve avere una rendita, e una stanza tutta per sé”.
È qui che Liberi sulla Carta riconosce il suo nucleo più profondo: il bisogno di essere visti, ascoltati e riconosciuti, come donne e come individui pensanti. Storie di amore coniugale, ruolo imposto alle donne, desiderio, solitudine, peso delle convenzioni sociali. Un martirio, accostato da Gaspari a La stanza dalle pareti gialle di Charlotte Gilgram, condivide questa stessa urgenza: resistenza, sopravvivenza, la scrittura come unica arma per non dissolversi.







