Italia-Argentina, Tajani rilancia la “diplomazia della crescita”: materie prime, industria e imprese al centro della missione

La visita di Antonio Tajani a Buenos Aires segna un nuovo passo nella strategia con cui l’Italia sta cercando di legare sempre più strettamente politica estera e interessi economici.

Il vicepremier e ministro degli Esteri, alla guida di una delegazione composta da oltre cento imprese italiane, ha firmato due dichiarazioni congiunte con il governo argentino: una dedicata alle materie prime e una alla cooperazione per l’internazionalizzazione delle imprese. L’obiettivo è trasformare il rapporto storico tra Roma e Buenos Aires in una piattaforma concreta per investimenti, commercio e collaborazione industriale.  

Il primo dossier è quello delle materie prime. Per l’Italia, grande Paese manifatturiero ma fortemente dipendente dall’approvvigionamento estero, la ricerca di forniture più diversificate e sicure è diventata una priorità strategica. L’Argentina dispone di risorse che possono interessare direttamente il sistema produttivo europeo: dal litio ai minerali, fino alle grandi potenzialità energetiche legate a Vaca Muerta. L’economia dei due Paesi presenta quindi una complementarità evidente: da una parte le risorse naturali argentine, dall’altra tecnologia, macchinari e capacità industriale italiana.   È una relazione che può andare oltre il semplice interscambio commerciale. La sfida è costruire filiere nelle quali l’Italia non sia soltanto acquirente di materie prime, ma partner industriale capace di partecipare alla loro trasformazione, al trasporto e allo sviluppo delle infrastrutture necessarie.

Non è casuale che Tajani abbia insistito proprio sul costo delle materie prime. Per un Paese come l’Italia, ha spiegato il ministro, la competitività industriale dipende anche dalla capacità di contenere i costi di produzione e di assicurarsi forniture affidabili. L’accordo con Buenos Aires si inserisce quindi in una strategia più ampia che punta a ridurre le vulnerabilità delle imprese italiane.  

Il secondo asse della missione riguarda invece direttamente le imprese. A Buenos Aires sono arrivate decine di aziende italiane accompagnate da Confindustria, ICE, SACE e SIMEST. La missione coinvolge comparti diversi, dall’agroalimentare al farmaceutico, dalla transizione energetica alla meccanica fino alle tecnologie digitali. La logica è quella della cosiddetta diplomazia della crescita: utilizzare la rete diplomatica italiana per aprire mercati, favorire investimenti e accompagnare le aziende nei Paesi considerati strategici.

L’Argentina occupa in questo quadro una posizione particolare. Il governo di Javier Milei sta cercando di modificare profondamente il modello economico del Paese, puntando sulla riduzione della burocrazia, sull’apertura agli investimenti e sulla valorizzazione delle proprie risorse. Tajani ha mostrato apertamente apprezzamento per questa impostazione, sottolineando le analogie con alcune delle politiche perseguite dal governo italiano. Il ministro ha inoltre indicato la stabilità politica come una delle condizioni fondamentali per attrarre investimenti. Il messaggio rivolto agli imprenditori è chiaro: l’Italia vuole presentarsi non soltanto come esportatore, ma come partner di lungo periodo dell’Argentina.

In questo rapporto entra anche la dimensione politica. Il ministro degli Esteri argentino Pablo Quirno ha sottolineato come Giorgia Meloni e Javier Milei abbiano dato nuovo impulso alle relazioni bilaterali, inserendole all’interno del piano d’azione Italia-Argentina 2025-2030. Secondo Buenos Aires, energia, minerali critici, infrastrutture, agroindustria e innovazione rappresentano i settori nei quali i due sistemi possono integrarsi maggiormente.  

La convergenza politica tra i due governi diventa così anche uno strumento di politica economica.

Ma la posta in gioco va oltre il rapporto bilaterale. L’Italia guarda infatti all’Argentina anche come porta d’accesso al Mercosur, soprattutto alla luce delle prospettive aperte dall’accordo commerciale tra Unione europea e blocco sudamericano. Il commercio tra Italia e Paesi del Mercosur è cresciuto del 51% tra il 2019 e il 2025 e nel primo semestre del 2026 l’interscambio ha raggiunto quasi 8 miliardi di euro.  

È questo il punto più interessante della missione di Tajani: Buenos Aires non viene considerata soltanto come un mercato nazionale, ma come un possibile hub per rafforzare la presenza italiana nell’intera America Latina.

L’Argentina, dal canto suo, ha bisogno di capitali, tecnologia e competenze per trasformare le proprie risorse in crescita economica. L’Italia ha bisogno di nuovi mercati, materie prime e opportunità di investimento per il proprio sistema industriale. Tajani ha scelto di portare a Buenos Aires non soltanto la Farnesina, ma una parte significativa del sistema economico italiano. È il segnale di una politica estera nella quale commercio, industria e geopolitica sono sempre più intrecciati.

L’Argentina di Milei può diventare uno dei nuovi terreni sui quali l’Italia proverà a giocare questa partita.

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