L’effetto AfD arriva in Italia: il centrodestra si divide e Vannacci rilancia

Il risultato della Sassonia-Anhalt non si ferma ai confini tedeschi. La vittoria di Alternative für Deutschland, arrivata al 43,8% nelle elezioni regionali del 6 settembre, sta producendo le prime conseguenze anche nel dibattito politico italiano. Non tanto per un possibile effetto diretto sul voto nazionale, quanto perché riapre una questione che attraversa da tempo il centrodestra: quale rapporto avere con le forze della destra radicale europea e, soprattutto, fino a dove può spingersi la competizione interna alla coalizione.

AfD ha ottenuto un risultato senza precedenti in un Land dell’ex Germania orientale, arrivando a 39 seggi su 83. La CDU, forza tradizionalmente dominante nella regione, si è fermata al 17,2%. Un terremoto politico che rende concreta, per la prima volta, la possibilità che l’estrema destra possa puntare alla guida di un governo regionale tedesco, anche se per farlo dovrà necessariamente trovare alleati.

È proprio questo passaggio ad aver acceso il confronto in Italia. Le reazioni all’interno della maggioranza sono state tutt’altro che uniformi. Matteo Salvini ha scelto di leggere il voto innanzitutto come una manifestazione della volontà degli elettori, invitando a rispettarne il verdetto. Una posizione molto diversa da quella di Antonio Tajani, che ha definito il risultato un segnale preoccupante e ha ribadito la distanza di Forza Italia dalle formazioni estremiste.

In mezzo si colloca Fratelli d’Italia, che per ora mantiene una posizione prudente. Il problema, per il partito di Giorgia Meloni, non è soltanto stabilire come commentare la crescita di AfD, ma evitare che il voto tedesco venga utilizzato come metro di paragone per la politica italiana. Il confronto tra le due realtà, infatti, presenta differenze profonde e il governo italiano non sembra intenzionato a trasformare la vicenda tedesca in una questione identitaria interna.

Ma c’è un elemento che rende il risultato della Sassonia-Anhalt particolarmente interessante per la politica italiana: Roberto Vannacci. Il leader di Futuro Nazionale è stato tra i primi a celebrare il risultato di AfD. Già nelle ore successive agli exit poll aveva definito il successo tedesco una prova del cambiamento in corso in Europa, arrivando a contrapporre il risultato dell’ultra-destra alla crisi delle forze conservatrici tradizionali. Per Vannacci, dunque, la partita tedesca diventa anche una questione italiana. Il messaggio è evidente: se una formazione collocata alla destra della destra tradizionale può arrivare a sfiorare il 44% in un territorio di quattro milioni di abitanti, allora il suo spazio politico non può essere considerato marginale.

È la stessa logica con cui Futuro Nazionale sta cercando di costruire la propria identità. Vannacci non vuole infatti limitarsi a essere una componente del centrodestra, ma punta a trasformare il movimento in un soggetto autonomo capace di pesare sulle future alleanze. La rottura con la Lega, che il generale continua a rivendicare, viene riletta proprio alla luce di questa strategia.

Il successo di AfD offre quindi a Vannacci un argomento politico utile: la destra tradizionale, sostiene in sostanza il leader di Futuro Nazionale, rischia di perdere consenso quando tenta di contenere o normalizzare le domande provenienti dal proprio elettorato più radicale. È una lettura che Matteo Salvini può difficilmente ignorare. La Lega guarda infatti con maggiore interesse rispetto agli alleati al rafforzamento delle destre sovraniste europee, ma allo stesso tempo deve fare i conti con la concorrenza di Vannacci proprio sul terreno identitario. Il risultato tedesco rischia così di diventare un ulteriore elemento della competizione tra i due.

La questione, tuttavia, non riguarda soltanto Vannacci. Dentro il centrodestra italiano si confrontano almeno due interpretazioni del voto tedesco. Da una parte c’è chi considera la crescita di AfD il sintomo di una domanda politica che i partiti tradizionali non riescono più a intercettare. Dall’altra chi vede nel successo dell’estrema destra soprattutto un campanello d’allarme per il sistema politico europeo.

La distanza tra queste due posizioni è destinata a diventare più significativa nei prossimi mesi. In Italia si avvicina infatti una fase elettorale nella quale il tema delle alleanze e della composizione del centrodestra tornerà inevitabilmente al centro del confronto.

Per ora, però, una cosa è evidente: il voto della Sassonia-Anhalt non ha prodotto soltanto un vincitore in Germania. Ha offerto alla destra europea un nuovo argomento politico e, in Italia, ha fornito a Vannacci un’occasione per rivendicare che la sua scelta di rompere con la Lega non sarebbe stata un azzardo, ma l’anticipazione di una trasformazione più ampia.

La vera partita, a questo punto, non è capire se l’Italia diventerà la Germania dell’Est. È capire quanto spazio il centrodestra italiano sarà disposto a lasciare a chi, come Vannacci, vuole spostarne più avanti il confine politico.

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