Nella seconda giornata di Liberi sulla Carta si è tenuto un evento che costituisce il cuore della fiera indipendente e della sua missione. L’editoria è una cosa importante è il titolo del libro scritto da Fabrizio Moscato, direttore del festival, che lo ha presentato al suo pubblico nel pomeriggio di sabato 12 settembre. A fare da mediatore Alessandro Verrelli, direttore di Lanterna Web.
“Leggere tutti quanti lo stesso libro non è la stessa cosa che bere tutti lo stesso yogurt”. È quanto affermato dal critico Andrea Cortellessa sul tema della bibliodiversità ed è da questo punto che ha origine la riflessione di Fabrizio Moscato. La bibliodiversità rappresenta la varietà e pluralità di libri, storie, autori e case editrici: una realtà che va promossa per evitare la standardizzazione e la mercificazione culturale, proteggendo piccoli editori che rischiano di essere fagocitati dai grandi marchi editoriali. L’editoria non è solo vendita e stampa, è una filiera che per gli editori indipendenti può essere anche un ostacolo: dal punto di vista degli investimenti, infatti, i grandi gruppi possono complicare la vita produttiva di una piccola casa editrice.
Con questo non si vuole denigrare il lavoro dei grandi gruppi, come Moscato ha sottolineato: “Il libro che ho scritto esce fuori dalla retorica che l’editore indipendente fa libri di qualità mentre i grandi editori libri commerciali: non credo in questo assioma”. Ciò su cui si punta l’attenzione è la riconoscibilità: anche durante la stagione degli editori protagonisti non erano tanto i valori ma le idee degli editori a costituire un marchio distintivo. La vocazione di Mondadori, ad esempio, era la diversità di libri orientata a ogni tipo di pubblico, lo dimostra il fatto che Arnoldo Mondadori tornò dagli Stati Uniti con i diritti di Hemingway e di Topolino. Einaudi aveva una connotazione intellettuale di sinistra, mentre Bompiani seguiva l’impronta del club letterario: ogni editore aveva un approccio al libro. Questa pluralità di approcci è una ricchezza del nostro panorama culturale, ed è ciò che oggi stiamo perdendo. Molti dei marchi citati sono transitati in grandi gruppi editoriali e sono subentrati altri discorsi, dal marketing, alla pubblicità, ai canali di promozione: “Quando scarseggiano la pluralità e le opzioni di scelta, si perde qualcosa, in ogni contesto” ha detto Moscato “Gli editori indipendenti più bravi capiscono che la nicchia del mercato è data dall’avere una loro identità, che non sia uno scimmiottare i grandi marchi ma rendersi riconoscibili a una fetta di pubblico”.
Da qui si apre un nodo decisivo: quello della concentrazione editoriale, che non riguarda solo l’appropriazione delle quote di mercato. Nel momento in cui anche la distribuzione diventa concentrata è sempre più difficile essere indipendente: “La letteratura è un mercato di nicchia, e se al suo interno non diamo la possibilità all’editore indipendente di costruirsi la propria di nicchia lo costringiamo a fare un passo più lungo della gamba. Diventa complicato dedicare il tempo e il lavoro che si desidera al proprio libro o catalogo”. In questo discorso subentra anche il fattore tecnologico: se da un lato si pensava che Internet potesse democratizzare l’accesso alla conoscenza, dall’altro lato la appiattisce. E in merito alla distribuzione, Fabrizio Moscato ha sottolineato che anni fa gli editori indipendenti credevano che Internet potesse permettere di bypassare i problemi della distribuzione, ma in realtà ha finito per riprodurre gli stessi sistemi e gli stessi ostacoli della filiera tradizionale.
L’incontro si è concluso con alcune proposte concrete per migliorare il sistema: “Fare rete non è sufficiente” ha spiegato Moscato “perché significa chiudersi una riserva che diventa sempre più piccola: la soluzione per l’editoria indipendente deve passare per la legislazione”. Sono due i provvedimenti suggeriti: agire sul controllo territoriale, attraverso un censimento delle librerie indipendenti e stabilendo dei rapporti proporzionali con le librerie di catena, e soprattutto degli interventi legislativi in materia di antitrust. In un sistema di mercato serve un sistema antitrust funzionante. In Italia chi ha una posizione forte è in grado di influenzare tutti gli altri attori e chi non risponde ai meccanismi esce dal mercato e viene comprato da grandi gruppi. È un vero e proprio abuso di posizione dominante che in altri paesi, come negli Stati Uniti, prevede lo smantellamento mentre in Italia i provvedimenti non sono altrettanto efficaci: “Se consideriamo che un libro è uno yogurt, va bene così: non sta succedendo niente, le economie di scala anzi creano posti di lavoro e aiutano il mercato. Ma se vogliamo ragionare in termini di difesa del sistema culturale, questo non si difende da solo contro il sistema economico”.
Da qui nasce un appello ai lettori, in primo luogo a quelli presenti in fiera: “Per avere un faro sull’editoria indipendente invitiamo anche degli scrittori premiati che pubblicano con grandi case editrici e hanno sempre un riscontro maggiore rispetto agli editori indipendenti. Mi sono reso conto che nemmeno qui, dove si fa della difesa dell’editoria indipendente una bandiera, c’è questa particolare attenzione nella scelta dei titoli”. Un invito, dunque, alla consapevolezza, anche semplicemente decidendo di ordinare presso una libreria indipendente invece che su Amazon. Si tratta non solo di creare un sistema sostenibile ma anche di valorizzare quelle piccole librerie che spesso sono più che attività commerciali. I librai, quelli bravi, assumono l’importante ruolo riferimento culturale sul territorio, diventano una luce, una lanterna sull’editoria e sul mondo.







